In quel chiostro, abbracciata delle colline toscane, eri circondata da tante persone che ti amavano. Questo fatto è stato una scoperta per me, perché ogni volta che parliamo al telefono concedi poco spazio a questo fatto fondamentale e ti soffermi più sulle piccole cose che ti fanno uscire fuori di testa.
Uno dei presenti, riferendosi a te, mi ha detto: «Lei è una bella persona». «Lei ha un cuore grande», ho risposto emozionato. Non so da dove mi sia uscito e probabilmente non me ne ero mai reso conto fino a quel momento, ma forse questo è il motivo per cui i tuoi occhi continuano a grondare lacrime ad ogni emozione (piccola o grande che sia) che t’inonda l’animo.
Un grande, sbrilucciante cuore fucsia. Un cuore che ascolta, ride, piange e si riprende a seconda della folata di vento che arriva. Molte volte hai detto, che vorresti non piangere con tanta facilità. Ma come fai? Ti dovresti strappare il cuore…
Ami la vita, sai gustarti le cose semplici, non ti fai vincere dal dolore, organizzi tutto eppure sei completamente pigra (assurdo). La tua spiccata matematica fa a pugni con la tua dolcezza, così come la tua filosofia di vita «fregatene», cede alla tua mania del particolare (vedi fragoline e biscotti sulla bomboniera).
Forse in realtà, come tutte le persone a cui ho dedicato uno spazio in questa rubrica, sto bene con te, perché mi rendi una persona migliore rispetto a come normalmente appaio.
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mag.17,2012
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Ci siamo scoperti tardi io e te nonostante siamo parenti, eppure stretti! Ma tu da una parte dell’Europa e io dall’altra, non abbiamo mai avuto l’opportunità di frequentarci. Poi è successo, non sappiamo dove, non sappiamo quando… e ci siamo trovati.
Ci conosciamo da quanto? Da due anni e mezzo? Che dire di un giante buono? Il nostro primo impatto non è stato tra i migliori. Io avevo un po’ di preoccupazioni e forse non ti ho neanche notato con la tua altezza smisurata e il vocione a tratti irrompente. Sei diventato lentamente parte della mia vita.
Mi sono ammalato di una malattia incurabile nel 2001. Ho dovuto sorbirmi per dieci anni tanti commenti stupidi: “vai dal medico”, “devi trovare una soluzione”, “devi guarire”… Ma se non è curabile, non si può fare nulla. Mi sono trovato molte volte solo, perché ho dovuto affrontare visite, momenti di dolore, angoscia, operazioni e convalescenza senza doverlo fare pesare ad altri.
Sai, tante volte mi hai detto che fai fatica con gli abbracci. Una volta ti ho mandato un messaggio, dicendoti che in realtà non fai fatica, ma sei solo un po’ impacciato. Chi ti conosce bene sa leggere in tanti tuoi gesti l’intensità di un abbraccio profondo.
